Onlife: conciliando fisico e digitale si vive bene
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La realtà fisica si mescola con quella digitale. La distinzione tra esseri umani e macchine tende a sbiadire. La società è sempre più basata sui dati, con enormi quantità di informazioni da gestire e analizzare. Tutte le dimensioni della nostra quotidianità lavorativa, comunicativa e relazionale stanno a cavallo tra materiale e virtuale o tra analogico e digitale.

Sono queste alcune delle caratteristiche distintive dell’idea di “onlife”, un neologismo attribuito al filosofo dell’informazione Luciano Floridi che nasce dalla fusione tra i termini inglesi online e life, indicativo di quanto la nostra vita oggi sia legata alla rete e alle tecnologie dell’informazione.

La quotidianità onlife può sembrare maledettamente complicata

In un contesto di connessione perenne, che alcuni definiscono iperconnessione, molte delle categorie tradizionali diventano tutt’a un tratto inadeguate per rapportarci al mondo. Anzitutto la sfera privata e quella pubblica non hanno più un confine definito, ma anzi si intrecciano in continuazione: da una parte chiediamo più privacy e il diritto all’oblio (diritto alla rimozione delle informazioni  di carattere personale dalla Rete) dall’altra una buona reputazione online – pubblicamente visibile – diventa indispensabile per superare le selezioni e prevalere sugli altri candidati per un posto di lavoro, portandoci a gestire un’identità che è di fatto semi-pubblica. Le storture di un’esistenza onlife mal gestita possono essere infinite. La leggerezza e mancanza di spirito critico verso ciò che si fa sul web possono alimentare incomprensioni e crisi dei rapporti interpersonali. Fino a portare, nei casi più estremi, alla comparsa delle cosiddette patologie dell’onlife: la dipendenza ossessiva dalla rete e la paura di essere tagliati fuori da ciò che avviene sul web (detta Fomo, Fear of missing out) che porta a stare perennemente con gli occhi sugli schermi. Ma non deve per forza essere così. Anzi, un uso sano e proattivo della rete esclude a priori tutti questi comportamenti devianti.

Vivere alla grande, onlife

Prima ancora dei singoli suggerimenti pratici, il tema della qualità di vita onlife presuppone una riflessione di tipo culturale. Concetti come la cittadinanza digitale e l’alfabetizzazione digitale sono essenziali per sfruttare al meglio le potenzialità del nuovo stile di vita comune, certamente più ricco di opportunità che di pericoli. Per questo la formazione, l’educazione, la curiosità e la presenza di regole ad hoc condivise sono ben più importanti del possesso dei singoli strumenti e supporti digitali, oltre che delle mere competenze informatiche.

E poi ci sono i consigli spicci. Se il modello smart working, ossia del lavorare connessi e in mobilità, rischia di degenerare in un lavorare sempre, allora va preteso il diritto alla disconnessione, a non essere per forza reperibili nei confronti di colleghi e superiori semplicemente perché abbiamo lo smartphone con noi. Adulti e piccini, inoltre, dovrebbero fare attenzione alla cosiddetta igiene digitale, l’equivalente hi-tech del vecchio ‘lavati i denti prima di andare a dormire’. Non stare collegati a Internet nelle ore notturne, non portare i dispositivi elettronici fin sotto le coperte o spegnerli se non si stanno utilizzando, impostare la modalità silenziosa e prevedere alcuni momenti di “logoff” totale sono solo alcuni esempi di pratiche consigliabili. A cui andrebbero aggiunte alcune accortezze tecniche – gestione oculata dei dati personali, attenzione alla cyber-sicurezza, conoscenza delle app al di là della sola interfaccia grafica – e soprattutto un ripensamento ragionato di tutte quelle attività umane che oggi sono mediate dalla tecnologia e dalla rete, così varie da spaziare dall’attività professionale all’intrattenimento, fino alle amicizie e alle dinamiche dei gruppi sociali.

Ancora, saper vivere in modalità onlife significa superare il vecchio modo di informarsi basato sull’accumulo di informazioni: non più una logica da enciclopedia, quindi, ma piuttosto un attento metodo di selezione delle fonti e delle notizie. Quando si naviga andrebbe preteso e difeso il proprio diritto all’attenzione, trovando modi per evitare di essere continuamente distratti da banner pubblicitari e promozioni. Infine, proprio nel nome del trasportare la propria vita online – e del portare l’online all’interno della propria vita – altri due suggerimenti riguardano l’estensione dei comportamenti e dei rapporti umani. Le buone maniere a cui siamo abituati nel mondo fisico andrebbero mantenute anche in rete, e allo stesso modo quella capacità di esplorazione e sperimentazione che in molti casi Internet riesce a stimolare potrebbe produrre effetti positivi anche offline. Lo stesso vale per gli amici: un rapporto costruito a tu per tu può mantenersi, preservarsi ed evolversi online, così come un rapporto piacevole e costruttivo nato sul web merita di concretizzarsi in un’amicizia che non resti confinata nel digitale.