Mangiare a Km0? Ecco perchè fa bene all’ambiente
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L’ultima notizia arriva dalla Toscana. Il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità una legge per incentivare il consumo di prodotti a Km0 nelle mense scolastiche di nidi, scuole d’infanzia, primarie e secondarie. Segno che l’attenzione in Italia rispetto alla provenienza dei cibi che arrivano sulle nostre tavole è in aumento. Nel 2018 secondo Coldiretti, sono 30 milioni gli italiani che almeno una volta al mese scelgono di comprare a chilometro zero, l’11% in più rispetto al 2017. Le ragioni di questo boom sono molteplici e si legano tutte ai benefici derivanti da questo nuovo modello di consumo.

A conquistare il grande pubblico è sicuramente la possibilità di degustare prodotti sani, freschi, di qualità a prezzi convenienti. È infatti evidente che la produzione a km0 – ovvero di alimenti venduti e consumati entro 70 chilometri dal luogo di coltivazione – comporta minori spese rispetto alla produzione industriale: pesa infatti sul bilancio economico l’assenza dei costi di intermediazione, commercializzazione e trasporto. Elementi che abbassano il costo finale del prodotto.

Non conta però solo il risparmio sulla spesa. Tra i consumatori cresce la sensibilità rispetto alla tutela dell’ambiente. Grazie alla filiera corta dei prodotti a km0 infatti il pianeta «tira un sospiro di sollievo». E questo perché il sistema garantisce minori emissioni di CO2 legate ai minori trasporti dei prodotti alimentari. Che i tempi stiano cambiando, del resto, lo rendono evidente i numeri. Nel 2010, ad esempio, Coldiretti calcolava che il pasto di ciascun italiano, prima di arrivare sulla tavola, percorreva in media 1.900 chilometri. Ben oltre la lunghezza di tutto lo Stivale. Oggi la logica è completamente rovesciata e tra i vantaggi di una scelta a km0 possiamo contare anche la riduzione degli imballaggi.  Oltre allo scarso utilizzo di prodotti chimici.  Tutti elementi che si traducono in una maggiore eco-sostenibilità dei prodotti che portiamo sulle nostre tavole.

Scegliere mele, pesche o pomodori a km0 è anche un modo per promuovere le produzioni locali, abbattendo così la distanza tra campi e tavole. Scelta che, in aggiunta, rassicura il cliente finale sulla provenienza. In qualche misura l’agricoltore è più vicino al cittadino, che può verificare la qualità di quel che mangia.