La neuroscienza dietro una bella storia
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Che cosa rende bella una storia? Anzitutto la reazione che è capace di stimolare nella nostra mente. Ossia, per dirla con il lessico delle neuroscienze, la capacità di attivare aree cerebrali, di intensificare l’attività elettrica dei nostri neuroni e dunque di stimolare una lunga serie di reazioni, sia emotive sia mnemoniche.

Oggi, in particolare, grazie alla ricerca scientifica abbiamo a disposizione risposte soddisfacenti per spiegare perché una narrazione ben strutturata sia la chiave di una comunicazione efficace. E per chiarire come mai una storia pregna di significato e a lieto fine sia capace di indurre sensazioni e atteggiamenti positivi.

Si tratta di una questione di chimica, o meglio di biochimica: la narrazione ha la capacità di stimolare il rilascio dell’ossitocina, un ormone che svolge (tra le altre cose) un ruolo chiave nelle interazioni sociali e nelle relazioni sentimentali. A scoperchiare definitivamente il vaso di Pandora su questo tema è stata una ricerca pubblicata nel 2015 sulla rivista Cerebrum. Non è una novità che il rilascio di ossitocina avvenga in seguito a contatti fisici affettuosi o alla vista di persone amate e di bambini piccoli, ma ora sappiamo che anche quando si è destinatari di una bella storia – che si fa portavoce di ottimi valori, come l’accoglienza, l’amore, la famiglia e la resilienza – l’effetto è del tutto analogo, anche in intensità.

Insieme all’efficacia del racconto, serve poi una grande attenzione alle parole. Lo ha confermato già una dozzina d’anni fa uno studio condotto in Spagna e pubblicato sulla rivista scientifica NeuroImage, che attraverso la risonanza magnetica funzionale ha capito come il nostro cervello reagisce agli elementi narrativi che gli proponiamo. Ad esempio, termini come ‘profumo’ o ‘caffè’ già di per sé hanno una capacità di attivazione della corteccia cerebrale molto maggiore rispetto a parole neutre come ‘sedia’ o ‘chiave’. Ecco allora che l’uso di immagini e metafore che facciano riferimento alle nostre percezioni con i 5 sensi, o alle attività motorie, aumenta l’effetto emotivo e illumina – per così dire – il nostro cervello. E se la storia è bella il nostro umore ne beneficia e la positività invade il nostro modo di pensare e agire. Come confermano le neuroscienze.