Il viaggio della Pigotta: dalle sedi alle casette
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Nella sede del Comitato UNICEF di Milano, Marina è una new entry. Efficiente e ben organizzata, si occupa della “contabilità delle Pigotte”: registra le entrate e le uscite delle bambole e tiene i rapporti con i centri anziani che collaborano all’iniziativa.

“Sono entrata in questo magico mondo delle Pigotte da circa un anno, anche se in realtà lo conosco da sempre. Mia mamma infatti è una pigottara, crea le bambole di pezza UNICEF da tantissimi anni”. Marina conosce le Pigotte da sempre, ma solo quando è andata in pensione ha iniziato il suo impegno a tempo pieno per questo progetto. “Conoscevo UNICEF e ho realizzato il mio desiderio: fare qualcosa, aiutare il prossimo e in particolar modo i bambini.

Mia madre è sempre stata molto brava a cucire; io invece nella vita mi sono dedicata soprattutto al lavoro d’ufficio e penso di non aver ereditato il suo talento creativo. Ma ho sempre amato profondamente questa iniziativa. Volevo fare qualcosa di altrettanto utile e concreto per promuovere l’adozione della bambola di pezza più famosa d’Italia”.

E Marina ci è riuscita. Come? ”Concretamente faccio lavori d’ufficio, mi occupo della gestione di entrate e uscite di tutti i materiali che arrivano e ultimamente gestisco il lavoro delle pigottare. Innanzitutto, cercandone di nuove, soprattutto tra le nuove generazioni che è la sfida più avvincente. Al momento abbiamo circa 15 pigottare e una decina di centri anziani che collaborano nella creazione delle bambole, quindi vorrei approfittare di questa chiacchierata per lanciare anche un appello: CERCASI PIGOTTARE! Nel Progetto Pigotta coinvolgiamo anche tanti bambini che le creano aiutati dalle loro maestre. Spesso in questi casi i bambini, insieme alle loro insegnanti, organizzano mercatini natalizi a scuola per l’adozione delle Pigotte che hanno preso vita dalle loro mani. Un circolo virtuoso che amo seguire e organizzare”.

“Grazie a Enrica, una delle volontarie storiche, ho poi imparato a selezionare le bambole: arrivano tutte qui le Pigotte create all’esterno e noi facciamo una cernita, chiedendo alle mani esperte delle nostre pigottare fidate di sistemare quelle che richiedono ancora qualche ritocco”.

Marina ha trovato in questa attività di volontaria la sua dimensione. “Mi emoziono sempre molto quando parlo con le persone che ci mettono l’anima per fare le Pigotte e che hanno, giustamente, bisogno di essere gratificate per il loro impegno. Mi piace quindi chiamarle, parlare con loro, ascoltarle. Dietro ogni Pigotta c’è una storia di vita!”.

Dopo il lavoro dietro le quinte, le Pigotte sono pronte per essere esposte e venir adottate. Di questa parte logistica si occupa Maurizio, il responsabile della casetta del Comitato UNICEF di Milano collocata in piazza Cordusio. “Rifornisco la casetta di nuove bambole, mi occupo della contabilità e gestisco i volontari: sia i ragazzi della scuola americana che vengono a darci una mano, sia le signore dell’UNICEF che si occupano di far adottare le Pigotte”. Mentre sistema in casetta i nuovi arrivi, ci racconta che è proprio questo l’aspetto che preferisce del suo lavoro: “poter collaborare con persone di qualsiasi età, dai più giovani alle persone più mature, che danno contributi e stimoli diversi ma tutti allo stesso modo fondamentali. Se serve do anche una mano nella promozione delle adozioni al pubblico: tra gusti e preferenze molteplici, ciò che accomuna tutti è il non dimenticare lo scopo finale dell’adozione di una Pigotta, cioè fare del bene, dare una mano all’ UNICEF per portare avanti tutti i progetti per i bambini nel mondo”.