Il turismo alla riscoperta delle aree interne d’Italia
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Il 60% del territorio italiano è rappresentato da centri minori, spesso piccolissimi. Luoghi lontani dalle città che un tempo, quando si viveva quasi esclusivamente di agricoltura, erano floridi e popolati, ma che negli ultimi quarant’anni hanno cominciato a spopolarsi progressivamente. Le persone hanno iniziato a migrare verso le grandi città: l’abbandono è stato lento ma costante e ha investito prima i borghi più isolati, poi i paesi e infine intere aree.

Ma cosa intendiamo quando parliamo di aree interne in Italia? Parliamo di un territorio che, come riportato dall’Agenzia per la Coesione Territoriale, è composto da moltissimi comuni (più di 4000 su un totale di 7951 presenti nel nostro Paese) nei quali vivono 13 milioni e mezzo di persone.

Ora però è iniziata un’inversione di tendenza. Si torna a guardare a questi luoghi con le attrattive ambientali, culturali e sociali uniche di cui dispongono, come una parte importante del nostro Patrimonio.

Per favorire queste comunità, è stata attivata la Strategia Nazionale per lo Sviluppo delle Aree Interne con il duplice obiettivo di adeguare la quantità e qualità dei servizi di istruzione, salute, mobilità e di promuovere progetti di sviluppo che valorizzino il patrimonio naturale e culturale di queste zone. Un punto cardine di tali strategie è sicuramente il turismo.

Nonostante il Progetto nazionale sia in via di definizione, nel nostro Paese esistono già degli esempi virtuosi di sviluppo turistico. In provincia di Pavia, grazie al sostegno di Fondazione Cariplo e Touring Club Italiano, nell’ambito del programma AttivaAree, è nata l’iniziativa Oltrepò(Bio)diverso attiva in 19 comuni: il patrimonio paesaggistico e naturalistico dell’Oltrepò è tale che il turismo può rientrare a pieno titolo tra gli strumenti di sviluppo dell’economia locale e di valorizzazione della biodiversità.

Dal turismo lento, con i diversi Cammini, le Vie e la rete escursionistica, a quello più prettamente sportivo – in particolare per gli amanti della mountain bike – alle osservazioni naturalistiche come quella delle farfalle. Il tutto senza dimenticare la vocazione termale dell’area, la presenza di un patrimonio di piccoli borghi e di un’enogastronomia in grado di completare l’offerta per i turisti.

Un’altra realtà importante diffusa nelle aree interne è quella delle Cooperative di comunità che forniscono servizi alle persone e operano in ambito turistico e agricolo. Sull’Appennino tosco-emiliano il gruppo de I Briganti di Cerreto valorizza i piccoli borghi medievali della zona, costruiti in pietra d’arenaria e legno di castagno, immersi in un paesaggio naturale incontaminato. Uscite notturne per ascoltare l’ululato dei lupi, itinerari ad hoc per trekking, nordic walking, ciaspolate, ma anche camminate sulla cima degli alberi, canyonig, mountain bike e infine un gruppo di ristoratori uniti in consorzio per far conoscere e assaporare prodotto a Km 0.

Questi sono solo due degli esempi di controtendenza che possono ridare lustro ai patrimoni paesaggistici e culturali del nostro Belpaese, che troppo spesso rimangono inesplorati. Quello che tutti ci auguriamo è che questo fenomeno possa, invece, continuare la sua espansione per condurci alla scoperta di luoghi inediti e incontaminati.