Il primato italiano dei Caschi Verdi
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Tra i tanti primati di cui l’Italia può essere orgogliosa, uno degli ultimi in ordine cronologico è legato alla nascita dei caschi verdi. Da fine gennaio, infatti, nel nostro Paese è ufficialmente attiva la prima squadra d’azione al mondo impegnata nella salvaguardia dei patrimoni naturali dell’Unesco.

Sviluppata in collaborazione con l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), la task force è costituita da un gruppo di 22 esperti con competenze diversificate e interdisciplinari. Ingegneri, biologi, fisici, architetti paesaggisti: tutti volontari e tutti impegnati sia nella creazione di piani di gestione sia nella programmazione di attività di salvaguardia e valorizzazione, così come di comunicazione ed educazione ambientale.

L’iniziativa è stata fortemente voluta dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa che già nel 2018, durante una visita al quartier generale dell’Unesco a Parigi, aveva proposto la creazione di una squadra d’azione di caschi verdi per l’ambiente, con l’obiettivo di collaborare all’amministrazione e alla difesa delle aree naturali del nostro territorio, il più ricco – assieme alla Cina – di patrimoni mondiali: 55 in tutto, dei quali 50 culturali e cinque naturali.

«I caschi verdi sono la interposizione di pace ambientale» ha spiegato Costa al termine dell’incontro per la firma del Protocollo di collaborazione, sottolineando l’impegno nei confronti di questo programma sperimentale, a cui sono stati destinati due milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2020 al 2022. Al momento gli esperti provengono tutti dall’Ispra, «ma non ci fermiamo solo a Ispra, stiamo interpellando le università, il Cnr, il Cufa» e «tutti coloro che volontariamente, ma in servizio, intendono aderire mettendosi al fianco degli enti gestori per dare loro quel supplemento di esperienza che serve per tutelare al meglio gli scrigni della natura».

La squadra sta già lavorando assieme su sette progetti tutti italiani: quattro Riserve della Biosfera (le cosiddette MAB), due Patrimoni mondiali e un Geoparco. Nel caso, però, ce ne fosse bisogno, ha aggiunto Costa, i caschi verdi potrebbero essere di supporto anche ad altri Paesi, «soprattutto quelli più in difficoltà, dall’Africa Centrale, della fascia subsahariana del Sahel, alle piccole isole del Pacifico e ad alcuni Paesi asiatici, che già ce li hanno chiesti. Noi pagheremo tutte le spese perché l’intento è di salvaguardare la natura, in Italia e nel mondo. Siamo i primi a farlo».