Il medico che fa battere i piccoli cuori
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Novemila bambini operati in quarant’anni. È il record personale del dottor Bruno Murzi, luminare a livello mondiale nella cardiochirurgia pediatrica, che ha trasformato il suo lavoro in una missione straordinaria, con interventi delicatissimi su cuori “più piccoli di una noce” per guarire cardiopatie di diverso tipo. Per primo, nel 1997, operò un bambino al cuore senza usare sangue, accogliendo la richiesta dei genitori Testimoni di Geova.

Versiliese, 67 anni, il dottor Murzi è da poco in pensione: ha lasciato l’Ospedale pediatrico apuano (o Ospedale del Cuore) di Massa, vera e propria eccellenza europea, di cui era primario ma con l’intenzione di continuare ad aiutare i piccoli cuori malati. Magari attraverso la onlus “Un cuore un mondo” che lo vede tra i fondatori, con la missione di assistere i bambini in tutti i continenti. Ha già in mente missioni in Etiopia, Eritrea, Libia. La sua vocazione arriva da lontano, quando nei primi anni di scuola, leggendo i romanzi di Cronin, sognava di fare il medico di paese. Il sogno resta vivo e, grazie alla passione per il “mestiere” e a degli ottimi maestri, Murzi diventa il grande cardiochirurgo infantile che conosciamo oggi.

Lo scorso 31 dicembre ha pubblicato sul suo profilo Facebook un post con foto dove racconta il suo ultimo intervento del giorno prima all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze su un neonato di 1,4 chilogrammi: “Da domani sarò un pensionato. Ancora non riesco a metabolizzare la notizia e, onestamente, mi sento un po’ frastornato”. Il medico ha definito meravigliosi i quarant’anni in sala operatoria con il camice bianco, una corsa a cento all’ora fatta di soddisfazioni, passione, sacrifici, e anche divertimento. “Perché – ha spiegato Murzi – pur vivendo nel dolore degli altri, che non sono mai stato capace di lasciar scivolare sulle spalle, mi sono sinceramente innamorato di questo mestiere”.

Dalle parole e dai gesti del cardiochirurgo trapela in modo evidente l’aspetto umano che è stato il punto fisso della sua carriera: l’importanza di parlare con i genitori la sera prima di un intervento e la necessità di una équipe formata da ottimi collaboratori. E poi la commozione, l’empatia, la gioia (perché nel suo ospedale i tassi di mortalità sono stati meno della metà della media europea) ma anche qualche momento di disperazione. Il lato umano è emerso anche quando operò una bimba di origini cinesi di 9 anni, salvandole la vita e poi adottandola con la moglie Silvia. Oltre a lei, oggi Bruno Murzi ha anche un altro figlio, Michele, che ne ripercorre i passi nella medicina.