Healing Gardens, fioriscono (in Italia e nel mondo) i giardini terapeutici
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Le aiuole di fiori profumati, le distese ordinate di piante, i fili d’erba tra le dita, i raggi del sole sulla fronte. Fin dall’antichità il contatto con la natura ha rappresentato una vera e propria forma di terapia per il corpo e per l’anima, come testimoniato anche dal famoso aforisma attribuito ad Aristotele secondo cui “il medico cura e la natura guarisce”. Un punto di vista che si è consolidato nel corso del tempo e che – grazie anche a diversi studi scientifici, effettuati soprattutto a partire dagli anni Ottanta – ha portato alla nascita e alla diffusione degli healing garden, i cosiddetti “giardini terapeutici”: luoghi verdi realizzati presso numerose realtà sanitarie e socio-assistenziali, creati per coloro che soffrono di dolori fisici o hanno problemi di ansia e di stress.

Un healing garden, nello specifico, è uno spazio esterno – talvolta, più raramente, può essere pure un’area verde interna – dominato da organismi vegetali, appositamente realizzato per migliorare il benessere delle persone, sia attraverso un’esperienza di tipo passivo (guardare o banalmente stare nel giardino) sia attraverso un coinvolgimento attivo (giardinaggio, terapia riabilitativa e altre attività). In questo senso, risulta evidente che la chiave della riuscita dello spazio stia a monte, nella progettazione, dal momento che, per essere terapeutico, il giardino dev’essere specificamente pensato come tale, tenendo in considerazione tutti i suoi potenziali utenti: i pazienti delle strutture di cura, i loro familiari e amici, oltre al personale sanitario, costituito in prevalenza da medici e infermieri.

Sviluppato da professionisti del settore (vivaisti, architetti paesaggisti o esperti di giardinaggio, botanica, agronomia, sociologia ed educazione ambientale) in un arco di tempo che va da pochi mesi a un anno, l’healing garden prevede un’attenta selezione delle piante, dei colori, delle forme, degli aromi, dei suoni, delle aree, dei giochi d’acqua e degli strumenti in grado di soddisfare le esigenze di chi lo andrà a utilizzare. Le persone autistiche, per esempio, hanno bisogno di un ambiente ben organizzato ma poco stimolante, mentre invece i malati di Alzheimer necessitano di un tragitto circolare che non li costringa a prendere decisioni sulle direzioni in cui andare. Al contempo, gli individui con problemi visivi possono trovare giovamento dalla presenza di campanelli in posizioni strategiche, così come coloro che si muovono sulla sedia a rotelle possono ottenere un grande beneficio dall’uso di lettini da giardino rialzati.

Al netto dei singoli casi, fondamentale è favorire il contatto fisico diretto con la natura: l’healing garden è, infatti, un luogo che deve essere vissuto, parte integrante della terapia riabilitativa. Così come importante è prevedere un’alternanza tra spazi ricchi di piante e spazi più scarni, con percorsi ad hoc e panchine, da destinare al movimento, alla sosta, al riposo e alla socializzazione.

Entrando più nello specifico, tra i fiori consigliati ci sono sicuramente la rosa, la calendula, la margherita, la camomilla e la lavanda, che ha azione calmante, equilibra i sensi e concilia il sonno. Tra le piante, invece, ci sono il rosmarino, che stimola i ricordi, il timo, che ha un buon profumo, e l’iris, che, fiorendo in primavera, è in grado di infondere ottimismo e positività.