Gli angeli delle adozioni nelle piazze d’Italia
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Incontriamo Paola nella casetta del Comitato UNICEF di Milano in piazza Cordusio che ogni Natale ospita le volontarie impegnate nel promuovere l’adozione delle Pigotte. Da alcuni anni lo spazio si chiama la Casetta di Cristina, una volontaria scomparsa di recente dopo aver donato molto del suo tempo a questo progetto. Paola parte dalla storia della Pigotta, ideata nel 1988 da una signora americana (padre francese e madre Cherokee) arrivata in Italia, a Milano, per studiare e rimasta qui per amore. Dal 1999 la Pigotta, che compie oggi vent’anni, divenne ufficialmente la bambola dell’UNICEF.

“Ho iniziato a fare la volontaria per il Comitato UNICEF di Milano una decina di anni fa, quando sono andata in pensione. – racconta Paola – Mi sono avvicinata per caso all’iniziativa quando lavoravo in centro a Milano: un giorno arriva una collega con questa bambola di pezza che aveva adottato per la nipotina. Successivamente, ad una conferenza in un centro Auser, ho sentito due signore che, parlando tra loro, si organizzavano per incontrarsi e creare le Pigotte. Mi sono informata, unendomi così a loro. La prima che ho confezionato è stata una pellerossa, senza sapere che l’idea originale di Pigotta era stata proprio della figlia di una nativa americana. Per me è stato un segno del destino!”.

Continua Paola: “Oggi mi occupo di varie attività: della creazione delle Pigotte, della loro promozione e anche dei corsi per chi desidera imparare a realizzarle. Quando teniamo le lezioni nelle aziende i più bravi sono gli uomini, molto precisi e pignoli. Il periodo clou della promozione è quello natalizio, durante l’anno ci concentriamo principalmente sulla creazione”.

Paola ne fa ogni anno almeno un centinaio. Nella casetta colma di Pigotte c’è persino la versione “Se mi adotti ti sposo”: le bambole sono disponibili anche come bomboniere per le coppie che convolano a nozze e naturalmente possono essere adottate nel modello sposi, “marito e moglie”. L’ultima moda? La Pigotta in versione Greta Thumberg, con le trecce e l’impermeabile giallo. Inutile dire che è andata a ruba.

La casetta del Comitato UNICEF di Milano è aperta fino al 22 dicembre. Le adozioni stanno andando molto bene. “Un grande supporto è arrivato da Foxy che ci sostiene. Numerose persone scelgono l’adozione della Pigotta dopo aver visto la campagna di comunicazione. Alcuni acquistano anche online!”, conclude Paola.

Raggiungono la casetta, a un certo punto, anche le sorelle Brentel. La loro presenza è una tradizione immancabile. “Abbiamo iniziato nel ’99, eravamo un piccolo gruppo che si trovata in via Armada (a Milano) per confezionare le Pigotte; abbiamo poi proseguito facendole per conto nostro, finché abbiamo capito che tutto non si può fare e da qualche anno ci accontentiamo di occuparci delle adozioni.  Fare le Pigotte è tutta una questione di istinto, si inizia da un pezzo di stoffa e poi via con la fantasia… sono tutte diverse, ma è proprio questo il loro bello! Ognuno ha il suo tocco, il suo tratto distintivo, il suo estro”.

L’esperienza della promozione per l’adozione è molto diversa da quella di realizzazione delle bambole, ma ugualmente ricca di soddisfazioni. Donatella ci racconta che “ogni anno veniva alla Casetta un signore che per tradizione regalava una Pigotta a ogni sua segretaria. E questo è uno dei casi in cui gli uomini appaiono molto più decisi nell’acquisto: per ciascuna delle sue collaboratrici aveva le idee chiare sulle preferenze e sullo stile, e la scelta era sempre rapida e decisa. Negli anni abbiamo visto passare tantissime persone, ma alcuni clienti sono fissi: c’è una signora che si presenta immancabilmente ogni Natale e ne adotta più di una, scegliendo sempre le più spiritose e particolari! Ne fa collezione e ha confessato che ha una stanza a casa tutta dedicata alle Pigotte”.

Gabriella, emozionata, ci saluta ricordando che “quando riesci a far adottare una Pigotta sei contenta… Sai dove vanno le bambole e soprattutto sai che hai fatto una buona azione”.