Empatia, 5 libri per scoprirla e migliorarla
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“Homo homini lupus”: lo disse per primo il commediografo Plauto, lo ribadì il filosofo Hobbes per sottolineare come l’uomo sia essenzialmente un egoista, pronto a vedere nell’altro un rivale più che un amico. Oggi sappiamo che non è così. Merito dell’empatia, ovvero della capacità di mettersi nei panni degli altri. Una tematica approfondita da molti autori che hanno riconosciuto in essa una delle doti più importanti per la società moderna.

È stato il neuroscienziato Giacomo Rizzolatti a scoprire per primo i neuroni specchio detti anche neuroni dell’empatia, ovvero cellule che si attivano per imitazione. In “In te mi specchio. Per una scienza dell’Empatia” ne spiega il funzionamento e chiarisce come, proprio la loro presenza, provi l’esistenza di un legame intimo, naturale e profondo tra gli esseri umani. La loro scarsa attivazione potrebbe, invece, produrre diversi deficit mentali. Per questo, lo studio di tali neuroni potrebbe aprire interessanti prospettive cliniche nella cura di malattie come l’autismo.

Ma esiste un modo per allenare l’empatia? Con “Mettiti nei miei panni”, Serena Lecce e Federica Bianco si rivolgono direttamente agli educatori, proponendo un programma di insegnamento a partire dallo studio delle teorie della mente. Il volume si compone di 6 unità di lavoro dedicate a: false credenze, persuasione, gaffe sociali, sarcasmo, doppio bluff e fraintendimento, con la convinzione che l’empatia possa essere appresa fin dai banchi di scuola per poi essere sviluppata nel corso degli anni. Come? Mireille Bourret in “La cassetta degli attrezzi dell’empatia” presenta alcuni semplici esercizi che aiutano a uscire da una prospettiva egocentrica e a creare scambi arricchenti e privi di conflitti con gli altri. L’empatia diventa così la chiave per mettersi in relazione con il mondo. Concetto sostenuto anche da Jean-Philippe Faure e Celine Girardet in “Empatia. Al cuore della comunicazione non violenta”. Gli autori ritengono che l’empatia non sia qualcosa di passivo ma che vada appresa in modo “energico e vissuto”, così da poter essere la base di un sistema relazionale costruito sulla fiducia e sulla generosità. Esattamente ciò che accade nel mondo del volontariato in cui l’empatia trova un ambito privilegiato di applicazione. Come evidenziato da Elena Marta e Sara Alfieri in “Empatia e altruismo. Come e perché aiutiamo gli altri entrando nei loro panni”, infatti, fare volontariato vuol dire assumere, concretamente, la prospettiva altrui. E questo è un processo che fa bene a tutti: a chi lo pratica e a chi lo riceve.